Fiction Rai – Periferie e diritto allo studio La Preside: quando la scuola diventa argine contro la dispersione Luisa
- Redazione di Mille Voci New

- 6 giorni fa
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Ci sono storie vere che non possono limitarsi a essere semplicemente raccontate: hanno bisogno di essere portate davanti a una macchina da presa, trasformate in immagini e voci, per raggiungere i cuori della moltitudine di persone che solo il linguaggio del cinema e della televisione sa toccare davvero. La Preside, in onda su Rai 1 da oggi, lunedì 12 gennaio 2026, nasce esattamente da questa necessità.
In molte periferie italiane la dispersione scolastica non è solo un problema educativo: è una frattura silenziosa che separa i ragazzi dal loro domani. La fiction prende forma a Caivano, territorio simbolo di povertà educativa e fragilità sociale, e segue il percorso di una dirigente scolastica che sceglie di non voltarsi dall’altra parte.
Luisa Ranieri interpreta Eugenia Liguori, personaggio ispirato alla figura reale di Eugenia Carfora, la preside che nella vita vera ha fatto della lotta all’evasione scolastica una missione civile: andando a cercare gli studenti, parlando con le famiglie, riportando la scuola al centro della comunità.
Dietro questo racconto c’è anche una scelta artistica e profonda. La serie è stata fortemente voluta da Luisa Ranieri e da suo marito Luca Zingaretti, ideatore, cosceneggiatore e co-produttore con la sua casa di produzione Zocotoco, insieme a Bibi Film TV e Rai Fiction. Una scelta che nasce dal desiderio di dare visibilità a una storia che meritava di essere condivisa con il grande pubblico.
Perché l’abbandono scolastico non è mai solo una questione di voti o di presenze: è il momento in cui un ragazzo smette di sentirsi parte di qualcosa. La Preside mostra come la scuola possa diventare l’ultimo argine contro l’emarginazione, un luogo dove qualcuno ti aspetta, ti chiama per nome e ti offre un’altra possibilità.
Ambientata a Caivano ma universale nel suo messaggio, la serie ci ricorda che ogni banco riempito è una speranza che rinasce, e che anche nei territori più difficili l’istruzione può essere il gesto più rivoluzionario di tutti.

Di Maria Rosaria Ricci






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