Oltre la diagnosi: quando l’inclusione diventa un percorso di vita
- Redazione di Mille Voci New

- 4 giorni fa
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A distanza di tempo, quando i dettagli cronachistici tendono inevitabilmente ad affievolirsi, resta ciò che conta davvero: il significato profondo di un incontro che ha lasciato un segno. La tavola rotonda “Oltre la diagnosi: accoglienza, socialità e buone pratiche”, svoltasi il 5 dicembre 2025 presso l’Auditorium dell’I.C. “9° Cuoco-Schipa” di Napoli, si è rivelata un convegno di grande valore umano e sociale.

È stato un momento significativo, in cui ogni intervento ha rappresentato un tassello importante per smussare un problema che, troppo spesso, paralizza: la difficoltà di andare davvero oltre la diagnosi. Proprio quella diagnosi che, se non accompagnata da una visione educativa, sociale e progettuale, rischia di diventare un limite anziché uno strumento di comprensione.
La moltitudine degli interventi apportati al convegno Oltre la diagnosi ha tracciato una consapevolezza chiara e condivisa: solo andando oltre la diagnosi di una persona con diverse abilità è possibile costruire qualcosa di concreto. Una concretezza che riguarda la dimensione individuale e personale di ogni singola persona, sulla quale è inevitabile avviare un lavoro di sinergia.
Un lavoro che affonda le sue prime radici nel contesto educativo scolastico, chiamato ad accompagnare bambini e ragazzi lungo tutta l’età evolutiva, fornendo strumenti adeguati non solo per il percorso scolastico, ma anche per quello extrascolastico. Un cammino che deve essere pensato in continuità, affinché competenze, abilità e potenzialità possano trovare spazio e sviluppo anche al di fuori dell’aula.
Non a caso, il convegno, patrocinato dal Comune di Napoli e realizzato in collaborazione con la Dirigente Scolastica Mariaroberta Gregorini e con l’insegnante Carmen Santagata, rappresentante dell’Associazione Attivamente ETS e promotrice dell’iniziativa, si è svolto all’interno di un auditorium scolastico. Una scelta tutt’altro che casuale, che ha ribadito e gettato le basi di un principio fondamentale: la scuola rappresenta la prima tappa inclusiva per alunni e studenti con diverse abilità ed è il primo organo istituzionale chiamato a farsi carico di questo processo.
Oggi, più di ieri, all’interno del corpo docente sono presenti un numero crescente di figure professionali specializzate, così come è aumentata la presenza di alunni e studenti con disabilità. Sono proprio loro, insieme agli insegnanti, i principali protagonisti di un percorso che non deve limitarsi a garantire un’adeguata integrazione scolastica, ma deve andare oltre.
Il compito della scuola, infatti, è anche quello di proiettare alle famiglie e agli stessi studenti un percorso possibile e reale di attività extrascolastiche, costruito sulle capacità e sulle potenzialità di ciascun alunno, con l’obiettivo di una futura realizzazione in un ambito sociale e lavorativo.
Tra gli interventi più significativi, quello della Dirigente Scolastica, dott.ssa Mariaroberta Gregorini, che ha sottolineato l’importanza della scuola come comunità educativa fondata sulla collaborazione tra scuola, famiglie, istituzioni, enti locali e associazionismo. Un lavoro sinergico necessario per rendere l’inclusione un processo continuo e condiviso, che riguarda tutti. Ha inoltre evidenziato il valore del dialogo e del confronto come strumenti fondamentali per costruire una scuola realmente inclusiva, ribadendo che l’inclusione non riguarda solo la disabilità, ma i diritti e la dignità di ogni persona.
Forte, chiaro e incisivo anche l’intervento dell’Assessore Concetta De Iuliis, che ha sottolineato quanto sia fondamentale costruire contesti educativi in cui ogni bambino e ogni bambina si sentano accolti, sostenuti e valorizzati.«Lavorare sulla socialità è stato il mio obiettivo come dirigente e continua a esserlo oggi», ha affermato, ringraziando chi quotidianamente contribuisce alla crescita e al benessere degli studenti, partendo dalla capacità di creare contesti inclusivi per tutti.
«Sono una persona con disabilità. Parlare di disabilità non è un fine in sé: disabilità è un aggettivo, ciò che conta davvero è la persona».Con queste parole Maurizio Bertolotto, Garante delle persone con disabilità del Comune di Napoli, ha aperto il suo intervento, ponendo l’ascolto come primo e autentico strumento di tutela. Ha ribadito come la famiglia resti un presidio insostituibile, l’importanza di fare rete, di trasformare i diritti in realtà concrete e il valore del progetto di vita personalizzato e partecipato. Centrale resta il tema del “dopo di noi”, che impone di costruire oggi inclusione, supporto e collaborazione.
Particolarmente intense e toccanti sono state le testimonianze di Caroline Peyron e della prof.ssa Cinzia Fumanò, che hanno restituito uno sguardo autentico e profondo sull’importanza dell’espressione, della relazione e della continuità educativa e sociale. L’esperienza di Ariele Pone dimostra come l’arte possa diventare un linguaggio universale capace di andare oltre ogni etichetta, trasformando la condizione autistica in uno strumento potente di espressione, inclusione e superamento delle barriere.
Profondamente toccante anche il percorso di Lorenzo, in arte Lollo. È sulla tela, tra le curve libere della pittura astratta, che accade la magia: l’ansia si attenua e il controllo lascia spazio alla libertà. Il suo talento cresce grazie a una comunità viva e pulsante, una rete che lavora in sinergia con la scuola per trasformare gli interessi in competenze concrete, insegnandogli il valore della dignità come persona, ben oltre l’etichetta dell’autismo.
La scelta di Vasto come nuova dimensione di vita rappresenta un atto d’amore e di visione: un luogo capace di accogliere senza travolgere, dove Lorenzo può costruire passo dopo passo il proprio progetto di vita, imparando l’indipendenza e il distacco.
Tutti gli interventi delle associazioni hanno fatto emergere la necessità di costruire percorsi extrascolastici concreti. Quando le persone con diverse abilità vengono accompagnate in attività educative, sociali, sportive e culturali, la loro vita si arricchisce di benessere psicologico che va ben oltre la diagnosi. Al contrario, l’assenza di tali percorsi genera isolamento e fragilità, che ricadono anche sulle famiglie.
A concludere la tavola rotonda è stata la voce commossa dell’insegnante Carmen Santagata, che ha ricordato come l’accessibilità non sia ancora una realtà garantita, raccontando le difficoltà quotidiane di un’adolescente con disabilità motoria. Parole che hanno toccato il cuore di tutti, richiamando a una responsabilità collettiva.
Il senso più autentico del convegno è chiaro: l’inclusione non è un concetto astratto, ma una responsabilità quotidiana, fatta di scelte, di ascolto e di azioni concrete.

Di Maria Rosaria Ricci






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